Elio Fiorucci: abiti, occhiali e accessori tra genio e pazzia

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Nel 1979 le Sister Sledge lo avevano citato nel testo della loro celebre canzone He’s the Greatest Dancer. Sì, perché all’epoca Elio Fiorucci aveva già conquistato, con il suo stile visionario, la sua anima pop e i prezzi democratici, il jet set londinese e il cuore della Grande mela.

Eclettico e creativo, lo stilista milanese iniziò da giovanissimo ad appassionarsi di moda lavorando nella piccola bottega di scarpe e pantofole del padre. Subito mostrò il suo fiuto per gli affari, stipando gli scaffali con galosce di plastica colorata che andarono a ruba nel giro di pochi giorni. Quello fu solo l’inizio di una carriera luminosa.

La moda di Elio FIorucci: dall'abbigliamento all'eyewear

Fu Adriano Celentano a bordo di una cadillac rosa ad inaugurare, nel 1967, il primo negozio Fiorucci in Galleria a Milano: un luogo cult, singolare e bizzarro quanto basta per richiamare le atmosfere di una Carnaby Street londinese. Ideatore dello streetstyle, nel 1973 creò i primi jeans skinny e nel 1976 aprì una vetrina a New York sulla 59esima Strada. A Fiorucci va il merito di aver insegnato a una generazione di giovani a vestire fuori dagli schemi. È stato infatti il precursore di quei concept store che si spingono ben oltre il singolo capo di abbigliamento. Tra gli anni ’70 e ’80 i suoi negozi erano un punto di riferimento per chi amava gadgets, curiosità di ogni genere, ma anche cibi e bevande. Mettere piede in questi punti vendita significava intraprendere un viaggio interculturale dove si potevano scovare jeans super attillati, top di lamé, t-shirt con i celebri angeli che divennero il marchio della casa di moda, ma anche portachiavi strambi, lunghe collane, zatteroni mozzafiato, caramelle variopinte da regalare ai nipotini, cinture griffate Disney con Topolino, cappelli ispirati alle mondine vietnamite. Per non parlare degli occhiali da sole glamour, come quelli originalissimi a forma di frutta. Fiorucci, d’altronde, è stato il primo marchio a firmare, nel 1978, una linea di eyewear. Il suo genio ha ammaliato Andy Warhol, Truman Capote, Grace Jones, Brooks Shields, Oliviero Toscani, David Bowie, Mick Jagger, Liza Minelli e Anthony Quinn e Keith Haring che negli anni ’80 venne di persona a Milano a decorare le pareti dello store Fiorucci.

Elio Fiorucci: Love Therapy

In epoche più recenti, il tracollo economico ha obbligato lo stilista a cedere il proprio marchio al colosso giapponese dell’abbigliamento casual Edwin International. Ma Fiorucci si è comunque reinventato con la collezione Love Therapy dove gli efebici angioletti vittoriani hanno ceduto il passo a coloratissimi nanetti all’insegna di pace, amore e buon umore. Lo scorso giugno, Elio Fiorucci aveva raggiunto l’ambita soglia degli Ottant’anni, ma la sua creatività non si era mai sopita col passare del tempo. La sua carriera è stata lunga e ricca di riconoscimenti, dal premio Piazza Mercanti della Camera di Commercio di Milano (nel 2004) all’Ambrogino d’Oro (2005) fino al premio alla carriera dello Spazio Filologico di Milano (2012).

La sua improvvisa scomparsa ha segnato l’epilogo di un genio creativo fuori dagli schemi, un vegetariano e animalista convinto, un alternativo che amava l’etica e i valori umani: “Io sono un anarchico, sono senza regole – diceva di sé – Non ho paura dello scandalo. Forse questa è la mia forza”.

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